Nell’affollatissimo decumano inferiore, più comunemente conosciuto come Spaccanapoli, si trova la storica piazzetta Nilo, centro nevralgico della Napoli greco-romana.

Foto 4 SantAngelo a Nilo 1920 1080In antichità era il quartiere alessandrino, o Regio Nilensis, in quanto abitato da Egiziani provenienti da Alessandria d'Egitto, che nello stesso quartiere edificarono una statua al Dio Nilo.

L’edificio più interessante della piazza è senz’altro la chiesa di Sant'Angelo a Nilo, nota anche come cappella Brancaccio, dal momento che venne costruita dalla nobile famiglia Brancaccio. In particolare, tra il 1385 e il 1401 fu il cardinale Rainaldo Brancaccio a commissionare la costruzione di questa cappella di famiglia, originariamente dedicata ai santi Angelo e Marco. L’aspetto attuale della chiesa, soprattutto quello esterno, risale al 1709 ed è opera di Arcangelo Guglielmelli, celebre architetto napoletano di fine Seicento e inizio Settecento.

L’edificio, nel suo insieme, presenta esteriormente due ordini scanditi da finte colonne con capitelli corinzi ed è dipinto di grigio e rosso. L'ingresso principale, posto su via Mezzocannone, presenta il portale principale risalente all'antica costruzione gotica. È composto da un architrave con figure in mezzorilievo di angeli e santi, e vi è anche un affresco, databile ai decenni del XV secolo. La facciata laterale, prospiciente piazza San Domenico Maggiore, ospita un altro ingresso, quello da cui si entra nella chiesa. Attorno al portale abbiamo due nicchie nelle quali sono ospitate le statue in marmo di Santa Candida Seniore e Santa Candida Iuniore, opere dello scultore Bartolomeo Granucci.

L’interno è a navata unica senza transetto ed è composto da due sole cappelle e una sacrestia. Gli stucchi, disegnati da Arcangelo Guglielmelli e realizzati da Bartolomeo Granucci, decorano tutte le pareti e raffigurano emblemi e busti sepolcrali di esponenti della famiglia Brancaccio.

La zona più interessante della chiesa di Sant’Angelo a Nilo è quella absidale. Di particolare importanza è il Monumento sepolcrale del cardinale Rainaldo Brancaccio, gioiello della scultura del primo Rinascimento. Collocata alla destra dell'altare maggiore, l’opera fu realizza a Pisa da Donatello e Michelozzo di Bartolomeo tra il 1426 e il 1428, e inviata successivamente a Napoli via mare. All'impresa presero parte anche alcuni aiuti, tra i quali, il maestro toscano Pagno di Lapo Portigiani. Il sepolcro è in marmo e si sviluppa su più livelli. Ciò che colpisce di più lo sguardo dell’osservatore è la cassa sepolcrale che, sorretta da tre figure femminili (le Cariatidi), presenta la figura giacente del defunto, ma soprattutto un bassorilievo raffigurante l'Assunzione della Madonna realizzato da Donatello. Questo capolavoro donatelliano venne realizzato con lo stiacciato, una tecnica scultorea che permette di creare una lieve sporgenza dal fondo dando vita a un effetto illusionistico di profondità.

Alla sinistra dell'altare maggiore si può ammirare il Monumento sepolcrale dei cardinali Francesco e Stefano Brancaccio, realizzato dagli scultori carraresi Bartolomeo e Pietro Ghetti. L’opera, a forma piramidale, è di chiaro impianto barocco ed è ricca di elementi tipicamente berniniani, retaggio della formazione dei Ghetti in ambito romano. La forma del monumento è molto interessante grazie a una serie di elementi figurativi. che culminano nella raffigurazione dei trofei militari e cardinalizi dei due esponenti di casa Brancaccio. Di grande interesse sono poi altri elementi come il medaglione nel quale sono raffigurati i volti dei due cardinali, la Virtù in atto di scrivere le lodi ai due personaggi, la Fama e, soprattutto, la Morte che si presenta sotto forma di scheletro.

Infine, al centro dell’abside della chiesa c’è l’altare maggiore di Arcangelo Guglielmelli, sopra al quale si può vedere il San Michele Arcangelo, opera del pittore manierista Marco Pino.



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