Non è certamente frequente che una città possa vantare di essere stata capitale per ben tre volte nella sua storia, in un arco temporale di tredici secoli.

Ma può farlo Salerno, che per la sua posizione si è trovata a più riprese a svolgere un ruolo da protagonista nelle vicende del Mezzogiorno e dell’intera Penisola. A cominciare dall’VIII secolo d.C., in pieno Medio Evo, per concludere ottant’anni fa in una fase cruciale della Seconda Guerra Mondiale e del destino dell’Italia intera.

La capitale longobarda nel sud

Il 774 fu un anno fondamentale nella storia dei Longobardi in Italia. Al nord, dov’era stato per oltre due secoli il centro del loro dominio in Italia, la sconfitta subita da re Desiderio da parte di Carlo Magno, re dei Franchi, segnò la caduta del Regno. Unico dominio rimasto ai Longobardi fu la Langobardia minor con il ducato di Benevento, guidato da Arechi II che, dopo i rivolgimenti al nord, prese il titolo di princeps e spostò la sede del nuovo Stato autonomo a Salerno. La città conobbe allora un grande sviluppo urbanistico, testimoniato in particolare dal castello con le sue strutture a difesa della città e dalla reggia di San Pietro a corte. Una fase di benessere e di crescita che proseguì nel secolo successiva, quando nacque e cominciò ad affermarsi la Scuola Medica Salernitana, il cui valore era riconosciuto ben al di fuori dei confini del principato.Arechi II

La storia del principato di Salerno e, dunque, dei Longobardi in Italia giunse a conclusione nel 1077, quando la città cadde in mano normanna, segnando l’inizio di un’altra epoca con i nuovi dominatori venuti anch’essi dal nord.

La capitale normanna

Robert Guiscard by Merry Joseph BlondelProtagonista del cambiamento fu Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo, che era sceso in Italia nel 1047, intenzionato a conquistarsi un dominio al sud, dove già in Puglia si erano insediati alcuni suoi fratellastri. Da uno di essi ottenne un piccolo feudo in Calabria e da lì iniziò la sua ascesa, battaglia dopo battaglia, conquista dopo conquista, fondando i primi castelli normanni. L’alleanza con il papa fu decisiva nell’istituzionalizzazione del potere normanno tra Puglia e Calabria e Roberto divenne il capo riconosciuto dei nuovi dominatori, che progressivamente si stavano sostituendo ai precedenti signori longobardi. E longobarda fu la seconda moglie di Roberto, SIchelgaita di Salerno, sorella del principe Gisulfo II, signore della città sul fiume Irno.

La sposò, dopo aver ripudiato la prima moglie nel 1059, lo stesso anno del Trattato e del Concordato di Melfi, grazie al quale ottenne dal Papa il riconoscimento come duca di Calabria, Puglia e Sicilia. Altre terre da conquistare e battaglie da combattere. La mossa decisiva di Roberto per impadronirsi definitivamente dei domini longobardi arrivò nel 1076, quando decise di conquistare il Principato di Salerno e pose l’assedio alla città. Il cognato Gisulfo resistette un anno nel castello di Arechi, poi, anche per l’intervento di Sichelgaita, abbandonò il campo, affidandosi alla protezione del papa Gregorio VII e lasciando la città al normanno. Nel 1077 Roberto trasferì la capitale del Ducato di Puglia e Calabria da Melfi a Salerno.

La capitale normanna conobbe un altro periodo di grande crescita economica, commerciale e urbanistica. Furono costruiti allora la nuova reggia nel Castel Terracena e il Duomo. E la Scuola conobbe grande impulso anche per merito di Sichelgaita, essa stessa esperta di medicina, che governò come reggente tra il 1085 al 1088.

 

Salerno rimase capitale per cinquant’anni, fino al 1127 quando Ruggero II prese il potere. Rimase, tuttavia, una città florida e di primaria importanza sia in Italia sia nel Mediterraneo.

Capitale d’Italia

Nell’anno decisivo per le sorti della Seconda Guerra Mondiale e dello Stato italiano, Salerno, prima città italiana continentale a essere liberata dalle forze alleate, fu sede del governo e residenza del re per cinque mesi dall’11febbraio al 15 luglio. Era stato proprio l’11 febbraio 1944 che il governo italiano, presieduto da Pietro Badoglio, aveva assunto di nuovo dall’Amministrazione Militare Alleata tutti i poteri sulla parte di territorio nazionale liberata dai tedeschi. Dunque, Salerno fu una capitale di fatto, sebbene Roma (in quei primi mesi dell’anno ancora occupata dalle truppe nazi-tedesche) non avesse mai cessato di esserlo sotto il profilo costituzionale.

La Presidenza del Consiglio e vari ministeri furono allocati a Palazzo Natella e gli altri ministeri trovarono collocazione in diversi edifici storici del centro cittadino, fatta eccezione per il Ministero dell’Industria e del Commercio che fu insediato fuori città, a Vietri sul Mare. Sempre nel territorio di Vietri, nella frazione di Raito, il re e la famiglia si stabilirono a Villa Guariglia. Nel governo in carica l’11 febbraio, il primo governo Badoglio, c’erano anche due ministri di Salerno: Raffaele Guariglia agli Esteri e Giovanni Cuomo all’Educazione nazionale. Fu in quei mesi che quest’ultimo ministro riuscì ad aprire un Magistero a Palazzo Pinto, avviando così la riattivazione a Salerno dell’università abolita dopo l’Unità d’Italia.

Il 27 aprile si formò il secondo governo Badoglio di unità nazionale, in attuazione della cosiddetta Svolta di Salerno, ovvero l’accordo concluso tra tutti i partiti membri del Comitato di Liberazione Nazionale, che prevedeva l’ingresso nell’esecutivo anche del Partito Comunista Italiano. Quel governo rimase in carico fino al 18 giugno.  Seguì un altro governo di unità nazionale presieduto da Ivanoe Bonomi, che il 15 luglio lasciò Salerno per trasferirsi nella capitale costituzionale, Roma, liberata il 4 giugno.